Il ginepro, antica panacea e profumo d’autunno

Ginepro pianta bacche

Questo è il momento delle bacche: che fanno capolino dalle siepi, colorando di rosso e di blu gli angoli delle strade in modo spontaneo. Il ginepro è una storica panacea (e un talismano) fin dal Medioevo. Veniva bruciato per tenere lontani gli spiriti maligni, così come i serpenti.

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“L’olio di ginepro è efficacissimo contro il disturbo iliaco, la stranguria e la disuria: si dà al paziente nel vino in quantità modesta e si ungono anche le parti dolenti. Contro l’epilessia si unge la spina dorsale del paziente. Contro il disturbo ai calcoli si inietta per siringa.” Così si legge nel codice Historia Plantarum, della fine del XIV secolo.

 

Balsamico, diuretico, digestivo, antireumatico e chi più ne ha più ne metta: attenzione però a non mangiare le bacche sbagliate o a mangiarne troppo perché può essere tossico (è anzi sconsigliato alle donne in gravidanza).

parolinoIl suo uso è presente su diversi testi dei secoli passati. Francesco Roncalli Parolino, in “Europae medicina” del 1747, scrive: “non si servono dei medici, ma… del puro oglio di ginepro esternamente per le sciatiche ed altri dolori reumatici…”.
All’inizio del ‘700 Stefano Zambotti di Darfo afferma che l’olio estratto dalle bacche è adatto contro “appoplesia, paralisia, tagli, ferite e macature, dolor di denti, vermi, ostruzzione de nervi, leva il sibilo dall’orecchie, conferisce a i maniaci malancolici, vale al dolor di testa, dissipa anche i flati e cava la pietra da reni, rende monda la cute levando le macchie negre di essa”, preserva “dalla peste e da tutti li veleni”.

Spesso rami di ginepro sono presenti come simbolo di ambiguità e di mistero in molte opere della storia dell’arte. Nel Ritratto di Ginevra de’ Benci di Leonardo da Vinci (1474), il volto della donna dal nome simile alla pianta spicca sull’arbusto alle sue spalle.

Nel Ritratto di principessa estense di Pisanello, (1435), è stato proprio l'elemento botanico, tra cui il ginepro apuntato alla veste (per un'altra Ginevra) a far capire agli storici che il quadro era stato realizzato dopo la morte della giovane.

Nel Ritratto di principessa estense di Pisanello, (1435), è stato proprio l’elemento botanico, tra cui il ginepro appuntato alla veste (per un’altra Ginevra) a far capire agli storici che il quadro era stato realizzato dopo la morte della giovane.

 

Il “mantello del dottor Kneipp” era un lenzuolo impregnato di fumo di ginepro bruciato, dove avvolgere i malati di influenza. L’abate inventore dell’idroterapia lo coniò come metodo curativo.

Il rilassamento della lingua invece è un altro effetto collaterale, forse più noto a chi beve il gin…

 

Ora l’utilizzo è molto meno diffuso, sia per l’alto costo dell’olio essenziale, sia per le possibili alternative.

Il profumo è inconfondibile e davvero particolare, balsamico e antico; inoltre, potete cominciare ora a raccoglierne qualche ramo per mettervi avanti per le corone invernali!

 

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