Il crisantemo, culto della morte in Occidente, della vita in Oriente

Confucio definisce i colorati fiori del crisantemo “gloria d’autunno”: se infatti in occidente è tradizionalmente legato è al culto dei morti, in Estremo Oriente è simbolo di vita e di regalità, stemma araldico della famiglia imperiale.

Come un sole dai molti raggi, il crisantemo, proveniente dalla Cina, ha in Giappone una festa dedicata: il Giorno dei Crisantemi, celebrato fin dal XVII secolo. Coltivarne i fiori nel loro massimo splendore era un passatempo per i samurai (!); nello stesso giorno avveniva una sfilata competitiva delle cortigiane nelle case di piacere.

Kiku_no_Sekku

Verso la fine del XVIII secolo cominciarono ad essere realizzate le cosiddette kiku ningyō (“bambole di crisantemi”), a grandezza umana naturale, con una struttura di canne o di filo metallico, e i fiori a riempirne la forma. Le estremità e la testa erano modellati con la cera in modo estremamente realistico, riprendendo le fattezze di personaggi famosi o di attori del teatro Kabuki.

kiku ningyō

Il potere curativo e vitale dei crisantemi era anche raccolto dalla rugiada del mattino sui petali.

Nella leggenda cinese si narra che Kikujidō, il giovane favorito dell’Imperatore Muwang della dinastia Zhou (IX secolo a.C.), inciampò in un cuscino dell’Imperatore e per tale disattenzione fu esiliato nella remota Valle dei Crisantemi, dove miracolosamente rimase sempre giovane, acquisendo l’immortalità.

Vi sono diverse leggende giapponesi legate al fiore del crisantemo: la più struggente narra che i lunghi petali del crisantemo fluttuino nell’aria, in cima a un burrone, come i capelli di una giovane innamorata che si buttò nel mare alla notizia della morte dell’amato. Così la ragazza vive per sempre nei fiori sbocciati sul luogo della sua scomparsa.

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